Produrre a Taranto acciaio verde: Adesso o mai più.

5 marzo 2021 – Riconversione ecologica dell’Ilva e rilancio di Taranto come hub strategico del Mediterraneo per il traffico di merci: quanto auspicato dal presidente di Confindustria Puglia Fontana è da alcuni mesi al centro dell’agenda politica di Popolo Protagonista, convinta che la chiave di volta per risolvere gli atavici problemi di Taranto risieda in un siderurgico a idrogeno. È arrivato il momento che la politica percorra la via maestra della conversione verde per la produzione del metallo più usato al mondo e causa dell’8% circa delle emissioni da combustibili fossili.

Oggi l’energia per produrre acciaio in un altoforno è fornita dal carbone che, bruciando, fonde il minerale di ferro per trasformarlo in ghisa liquida. Sostituendo il carbone con l’idrogeno nella prima fase della produzione si eliminerebbe tutto l’inquinamento legato al ciclo del combustibile fossile (in particolare polveri, diossine e anidride carbonica). L’idrogeno, inoltre, alimenterebbe anche una fornace a riduzione diretta (di solito alimentata a gas naturale o carbone) per ottenere un acciaio “spugnoso”, uno stato intermedio da raffinare in un forno elettrico.

Nel mondo soltanto tre impianti siderurgici stanno sperimentando questa tecnologia (gli svedesi di SSAB, gli austriaci di voestalpine e ArcelorMittal in Germania), particolarmente appropriata nei paesi che producono la maggior parte dell’energia da fonti rinnovabili, altrimenti si cadrebbe nel paradosso di utilizzare i combustibili fossili per produrre idrogeno. Certo, l’utilizzo dell’idrogeno, almeno inizialmente, determinerebbe una crescita del costo dell’acciaio tra il 20% e il 30% , motivo per cui il governo, se punterà sull’Ilva a idrogeno, dovrà delineare un mosaico di ricerca, investimenti e agevolazioni sul tema; magari utilizzando proprio i proventi della paventata “carbon tax” sulle produzioni più inquinanti per incentivare l’impiego dell’idrogeno su scala industriale.

Ad ogni modo, secondo alcune stime l’investimento necessario per rendere green lo stabilimento di Taranto, approvvigionamento energetico compreso, si aggirerebbe intorno ai 6 miliardi di euro, consentendo una produzione annuale fra sei e sette milioni di tonnellate di acciaio. Ipotizzando una marginalità di 100 euro per ogni tonnellata di prodotto, la riconversione verde permetterebbe di rientrare in un decennio dall’intero investimento iniziale.

Il Recovery Fund, con i suoi 50 miliardi di euro per sostenere la transizione energetica, è un’opportunità irripetibile per cavalcare la prospettiva ‘Ilva a idrogeno’, l’unica economicamente sostenibile per lo Stato, appropriata per l’industria nazionale, rispettosa dell’ambiente e dell’occupazione. Della serie ‘adesso o mai più’!

Gianluca Rospi